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lunedì 19 marzo 2012

Vivere non significa solo esistere - Silvano Agosti


Al mattino, quando apri gli occhi, il treno riparte con i suoi rumori. Metti i piedi giù dal letto, ti stropicci gli occhi, bevi un sorso d’acqua. Ecco, sei tornato in te dopo un viaggio nei sogni, un viaggio la cui consistenza si perde in un istante.
Meccanicamente fai ciò che hai fatto ieri e che farai domani. Non ti poni più domande sul perché lo fai. Lo fai e basta. Un altro giorno fluisce nella clessidra della tua vita, inconsapevolmente. Beppe Grillo


Il Passaparola di Silvano Agosti, regista e scrittore

Le tre gabbie dell'uomo (espandi | comprimi)
Un saluto speciale agli amici del blog di Beppe Grillo e per così dire anche a tutto il resto dell’umanità, e anche a Beppe Grillo…
L’uomo viene al mondo e la prima cosa che fa l’essere umano venendo al mondo ha uno sguardo stupito su questa realtà e la ama da subito, poi quello che accadrà lo saprà purtroppo fin dall’infanzia,

accadrà che lui verrà negato come questo grande capolavoro della natura, questo imbattibile mistero che è l’essere umano verrà inesorabilmente, ferocemente smantellato e ridotto a un ruolo, diventerà un ragioniere, un alunno, un marito, un impiegato, un Papa, un Presidente etc., nella processione dei ruoli che tengono prigionieri tutti gli esseri umani. Va detto subito che per questo l’essere umano non è ancora riuscito a abitare questo pianeta. E’ fondamentale che tutti sappiano quali sono le gabbie micidiali che ogni forma di potere ha messo in atto per riuscire a demolire questo colosso di mistero che è l’essere umano. La prima gabbia è di allevarlo in un piccolo spazio, in un piccolo carcere che è l’appartamento, la casa. La seconda gabbia è di costringere, pensate quando lui ha solo bisogno di correre, di giocare, di essere sé stesso, di costringerlo a stare seduto per imparare niente meno che a scrivere, perché? Perché uno deve imparare a scrivere a 5/6 anni? Normalmente l’essere umano imparerebbe in modo davvero perfetto a scrivere se lo facesse approdando da solo a queste necessità, con il desiderio verso gli 11/12 anni, ma ciò che conta è di tenerlo bloccato, di non farlo giocare, correre, perché se lui giocasse, corresse fino ai 18 anni, dopo non si fermerebbe più per tutta la vita di giocare, di creare, di dimostrare la propria unicità, perché ogni essere che viene al mondo è unico e irripetibile come si sa, non solo nel Dna, non solo nell’impronta digitale ma in una creatività che se potesse esercitarla darebbe ogni volta una versione nuova, affascinante, immortale della realtà.
La terza gabbia, forse la più micidiale, è il lavoro, già comincia l’ossessione del lavoro verso i 13 anni, quando il ragazzetto dice “Ma a me non piace la scuola, non voglio andare…”, allora cominciano a dire “Guarda che se non prendi il diploma dopo non trovi il lavoro, guarda che se dopo non fai l’università è difficile che trovi il lavoro”, ma cosa significa trovare il lavoro? L’essere umano non ha bisogno di lavorare, ha bisogno di buon cibo, di un luogo asciutto dove dormire. Si potrebbe dare in regalo una casa a 7 miliardi di persone con 1/5 di ciò che si spende ogni anno per gli eserciti, le spese militari, per non parlare delle cose magnifiche che si potrebbero fare con tutti gli investimenti che si fanno nella droga, nelle prostitute, negli ospedali, quelli inutili, nelle carceri. Questa gabbia del lavoro pian piano convince purtroppo tutti che se non lavoreranno 8/9 ore al giorno, non potranno stare su questo pianeta e chi lavora 8/9 ore al giorno si sa benissimo può essere esistere, ma certamente non vivere! La cosa interessante è che gli apparati di potere che costringono gli esseri umani a questa convinzione assolutamente demenziale, che sia inevitabile lavorare 8/9 ore al giorno, persino adesso che le macchine stanno sostituendo dappertutto la fatica e l’essere umano potrebbe esprimersi finalmente nel lavoro, tanto più che da sempre chi lavora 3 ore al giorno e ne ha 21 per vivere, produttivamente è molto, molto più forte di uno che è costretto a lavorare 8/9 ore al giorno tutti i giorni, quindi in 3 ore capita che lui produce in modo fantastico ciò che mi compete.
Diciamo produrrebbe perché attualmente lavorare 3 ore al giorno saremmo forse in 5 o 6 in Europa, ma lavorare volentieri 3 ore al giorno, a scoprire che nelle altre 21 si inventano tante cose che rendono ancora più produttive quelle 3 ore lì e poi finalmente si conoscono i propri figli, poi finalmente non si è collegati con la terza micidiale gabbia che è la 3 bis e cioè la convivenza, il fatto che un essere che incontra una persona che ama, è costretto a convivere nella stessa piccola casa o grande casa è uguale, non avendo mai la possibilità di rasserenarsi, stando un po’ con sé stessa e scoprendo, soprattutto da parte delle donne, che il loro stare con il loro partner non nasce da un bisogno di affettività, ma da un bisogno edilizio, non hanno altro scelta, quindi stanno lì e questo spiega perché forse si dice: il 70% degli omicidi e delle violenze avvengono in questa 3 bis che è la convivenza all’interno della stessa casa.

Non scambiate l’esistenza con la vita (espandi | comprimi)
L’abbiamo visto poco fa che basterebbe ridurre di 1/5 le spese militari per regalare una casa a 7 miliardi di persone e anche due pranzi caldi al giorno, poi c’è una gabbia ancora più feroce che è quella di svendere senza accorgersi, la propria creatività
e cioè la propria visione del mondo, uno diceva “Ma che se ne fa uno di una visione del mondo?”. Come che se ne fa? L’umanità avrebbe 7 miliardi di diverse visioni della realtà, quindi un’immagine potentissima, straordinaria, qualcuno persino potrebbe osare dire: divina della realtà umana. Detto questo potrei anche non dire più nulla, ma mi interessa far capire che chi lavora due o tre ore è davvero così produttivo che merita uno stipendio maggiore di quello che gli viene dato con le 9 ore, perché si dà il caso che nella stragrande maggioranza il lavoratore percepisce 1/30 di quello che produce, anche se produce male, un lavoratore che prende 1.000 Euro al mese, vuole dire che come minimo ne produce 30.000, allora si tratterebbe semplicemente di capire che il destino di 7 miliardi di persone è nelle mani di un gruppo molto piccolo di persone, un gruppo forse non so, non oso dire il numero ma è sicuramente sotto i 100, i quali investono l’80 % di tutti i beni della Terra solo per difendere i propri privilegi e quali sono i loro privilegi? Quelli di giocare con il mondo, di decidere le guerre, di difendere il commercio delle armi, della droga, delle prostitute, soprattutto di un’informazione falsa, infingarda, nociva. Pensate che un ragazzotto di 21 anni nato a New York, pare che possa avere assistito a 130 mila omicidi alla televisione, la pedagogia della morte, perché voi noterete che dalla scritta sulle sigarette “questo prodotto ti uccide” fino a questa ossessiva narrazione di omicidi alla televisione, l’interesse centrale del piccolo nucleo di mostri che gestiscono il mondo, è regolare la mortalità, non produrre la vitalità, ma regolare la mortalità, allora per esempio si sono costruiti una valvola per cui ogni giorno muoiono 35 mila bambini di fame, naturalmente si potrebbe anche dire, girando un attimo il capo per non sentire il tanfo dello schifo, che in Italia si disturbano 400 mila tonnellate di cibo all’anno, perché scade!
Comunque dal 1960 a oggi sono morti circa 1 miliardo di bambini di fame, questo peso è su tutte le nostre coscienze, anche sulla coscienza di chi non lo sa e si esprime nel disagio profondo, viscerale che quasi tutto il mondo oggi avverte, si è globalizzato soprattutto il disagio e questo disagio dipende dall’obbligo di vivere su un pianeta che è tra i più straordinari che ci siano nell’universo intero. L’unico che appare azzurro dal cosmo, perché dovrebbe ospitare la vita e io auguro a questo pianeta e anche agli amici di Beppe Grillo di rifiutarsi da questo momento in poi per sempre, per qualsiasi ragione di scambiare l’esistenza con la vita, esistere non vuole dire vivere, vivere vuole dire assaporare l’eternità giorno dopo giorno, nascendo al mattino e morendo nel sonno la sera e risorgendo il giorno dopo!
Ecco il mio augurio, questo augurio ha un veicolo fondamentale, senza il quale svanisce, è nella parola forse più pregiudicata della storia del linguaggio umano, è nella parola “amore”. Costruitevi un territorio d’amore a qualsiasi costo, ma non un’aiuoletta piccolina con un alberello e una piccola fronda, ma un territorio che ospiti una foresta di sentimenti e allora sarà molto difficile contrabbandarvi il termine vita seppellendolo nella tomba dell’esistenza.

Grazie a voi, all’umanità e anche a Beppe Grillo!

sabato 17 marzo 2012

Se potessi vivere di nuovo la mia vita


"Se potessi vivere di nuovo la mia vita/ Nella prossima cercherei di commettere più errori/ Non cercherei di essere così perfetto, mi rilasserei di più/ Sarei più sciocco di quanto non lo sia già stato/ di fatto prenderei ben poche cose sul serio/ Sarei meno igienico/ Correrei più rischi/ farei più viaggi/ contemplerei più tramonti/ salirei più montagne/ nuoterei in più fiumi/ Andrei in più luoghi dove mai sono stato/ mangerei più gelati e meno fave/ avrei più problemi reali, e meno problemi immaginari/ Io fui uno di quelli che vissero ogni minuto/ della loro vita sensati e con profitto/ certo che mi sono preso qualche momento di allegria/ Ma se potessi tornare indietro, cercherei/ di avere soltanto momenti buoni/ Chè, se non lo sapete, di questo è fatta la vita/ di momenti: non perdere l'adesso/ Io ero uno di quelli che mai/ andavano da nessuna parte senza un termometro/ una borsa dell'acqua calda,un ombrello e un paracadute/ se potessi tornare a vivere, vivrei più leggero/ Se potessi tornare a vivere/ comincerei ad andare scalzo all'inizio della primavera/ e resterei scalzo fino alla fine dell'autunno/ Farei più giri in calesse/ guarderei più albe/ e giocherei con più bambini/ se mi trovassi di nuovo la vita davanti/ Ma vedete, ho 85 anni e so che sto morendo." Jorge Luis Borges

venerdì 16 marzo 2012

Acqua pubblica. Parte la petizione contro la grande multiutility del Nord

Il Forum Italiano dei movimenti per l'Acqua lancia un appello per fermare la proposta di creare una grande multiutility del Nord, un progetto che "ripropone l'idea di vendere servizi essenziali per coprire buchi di bilancio e punta a superare i debiti delle aziende attraverso economie di scala". Tra i primi firmatari anche Stefano Rodotà, Dario Fo, Franca Rame, Paolo Rossi, Claudio Bisio.

di Comitato Acqua Bene Comune


Un appello, quello appena lanciato dal Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua, in difesa dei referendum di giugno e contro il progetto della grande multiutility del Nord. Tra i primi firmatari nomi della cultura e dello spettacolo come Mondi Ovadia, Dario Fo, Stefano Rodotà, Elio e Mangoni, Nando Dalla Chiesa, Guido Cavalli, Franca Rame, Loris Mazzetti, Paolo Rossi, Basilio Rizzo, Guido Viale, Alberto Lucarelli, Vittorio Agnoletto, Luigi Ferraioli, Ugo Mattei, Bruno Bosco, Andrea Di Stefano, Elio Veltri, Luca Nivarra, Gaetano Azzariti, Roberto Biorcio, Emilio Molinari, Paolo Bisio, Daniele Silvestri, Paolo Jannacci, Ale e Franz, Mario Agostinelli, Maso Notarianni, Diego Parassole, Alberto Patrucco, Silvano Piccardi, Pietro Raitano, Luca Martinelli, Renato Sarti, Bebo Storti, Jole Garuti, Luca Koblas, Leonardo Manera, Nadia Volpi, Rita Pelusio, Henry Zaffa, Paolo Cacciari, Gianni Tamino.

“La proposta di creare una grande multiutility del Nord ci ripropone l'idea di vendere servizi essenziali per coprire buchi di bilancio e punta a superare i debiti delle aziende attraverso economie di scala. È un’operazione lobbistica e verticistica di istituzioni, manager e correnti di partiti, estranea alle città interessate, che espropria i consigli comunali dei loro poteri e allontana le decisioni dal controllo democratico. Oggi serve una gestione dell'acqua, dei rifiuti, del TPL, dell'energia prossima ai cittadini e alle Amministrazioni locali, per garantire la trasparenza e la partecipazione nella gestione dei servizi".

Con l'appello si contesta il progetto della grande multiutility sia nel metodo che nel merito. Nel metodo perché si tratta di un'operazione che non prevede dibattito pubblico che coinvolga le amministrazioni locali, le assemblee elettive, coloro che hanno promosso e vinto i referendum, le associazioni, i comitati, tutti coloro che vogliono preservare l’universalità dei diritti fondamentali, come l’acqua, e tutelare i diritti dei lavoratori. “Non si può accettare – si legge nell'appello – l'espropriazione delle condizioni minime per esercitare i diritti di cittadinanza, per garantire la riproducibilità della nostra vita associata in armonia con l'ambiente”. Nel merito perché “anni di privatizzazione lasciano aziende con miliardi di debito, aumento dei costi dei servizi per i cittadini, peggioramento delle condizioni dei lavoratori del settore, azzeramento degli investimenti in nuove reti, impianti e tecnologie, spreco di ingenti risorse naturali, finite e irriproducibili, e una drastica riduzione degli spazi di democrazia, di partecipazione e di trasparenza”.

“Chiediamo – conclude l'appello – a tutte le forze politiche, sociali e sindacali, in particolare quelle che hanno sostenuto i referendum, di prendere una posizione chiara opponendosi con decisione a questo progetto e portandolo alla discussione e al pubblico dibattito. Ci impegniamo a favorire tutti i possibili momenti informativi, di dibattito e di sensibilizzazione”.

Il Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua si mobiliterà a tutti i livelli per contrastare qualsiasi operazione che vada contro l'esito referendario di giugno e riproponga, come accadrebbe con questa enorme operazione finanziaria, la mercificazione di un bene comune essenziale e l’espropriazione della democrazia.

giovedì 15 marzo 2012

Val di Susa, alta velocità per trasportare cosa?

La Val di Susa è un corridoio di transito all'interno del quale si concentra circa il 35% delle merci che attualmente valicano le Alpi. Il volume delle merci, tuttavia, da ormai 10 anni risulta in calo costante. Malgrado questa evidenza, c'è chi ancora vuole portare avanti il progetto della linea ad alta velocità Torino-Lione.

di Marco Cedolin


Negli ultimi mesi i problemi relativi alla contestazione popolare contro la costruzione del Tav in Val di Susa sono tornati prepotentemente a riempire le prime pagine dei giornali, ma purtroppo larga parte degli italiani possiede solo informazioni parcellari intorno all'argomento ed è facile fare confusione.

Innanzitutto dove si trova questa Val di Susa, strapiena di black blok ed estremisti che odiano il progresso e vogliono l'isolamento dell'Italia intera?

La Valle di Susa si trova nella parte ovest del Piemonte, in provincia di Torino e le sue ultime propaggini si fondono senza soluzione di continuità con i paesi dell’hinterland occidentale del capoluogo piemontese. Essa rappresenta un importante sbocco verso la Francia, alla quale è collegata attraverso l’autostrada A32 e la tratta Ferroviaria Internazionale Torino – Modane che negli ultimi 10 anni è stata oggetto di un pesante e costoso riammodernamento dell'infrastruttura.

La Val di Susa che il circuito mainstream presenta come una 'terra ostile' fonte d'isolamento è al contrario un corridoio di transito, all'interno del quale si concentrano circa il 35% delle merci che attualmente valicano le Alpi. Il problema semmai concerne il volume delle suddette merci che da ormai 10 anni risulta in calo costante, tanto sulla ferrovia quanto sui TIR, a dimostrazione del fatto che l'esigenza di trasportare merci sull'asse Est- Ovest sta diventando sempre più esigua, anche a fronte della situazione di recessione che sta approfondendosi sempre più.

L'opposizione al progetto TAV Torino – Lione è nata, cresciuta e si è esacerbata di fronte all'assoluta mancanza di confronto da parte della politica, proprio perché in una valle alpina già profondamente infrastrutturizzata e larga mediamente un chilometro e mezzo, dove coesistono una ferrovia internazionale a doppio binario, un'autostrada, un elettrodotto, due statali, varie strade provinciali e un fiume (la Dora) che scorre nel mezzo, si è preteso con l'uso della forza di procedere nella costruzione di una nuova infrastruttura pesante, comprensiva di un'infinità di tunnel (il più lungo dei quali di 57 km) all'interno di montagne ricche di amianto ed uranio. Senza fornire alcuna motivazione oggettiva che suffragasse la decisione presa, bensì portando solamente a sostegno della decisione una lunga sequela di slogan, ripetuti a mò di mantra in TV e sui giornali.

Naturalmente nessuna persona sana di mente nutre l'ambizione di vivere all'interno di un corridoio di transito, dove l'inquinamento sale alle stelle, il turismo muore, gli immobili si svalutano e ci si ammala frequentemente. Ma fino ad oggi tutti i valsusini si sono adattati (o rassegnati) a fare sacrifici, nel nome di un fantomatico interesse nazionale che imponeva non dovessero vivere in salotto e neppure in sala da pranzo.


Il TAV per molti versi è stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso, perché oltre a rendere ancora più invivibile il già asfittico corridoio, avrebbe prelevato a piene mani denaro dalle loro tasche e da quelle di tutti i contribuenti italiani, per procedere alla costruzione di un'opera utile solamente a rimpinguare i profitti delle banche e delle multinazionali del cemento e del tondino, fra le quali campeggiano come capofila le cooperative rosse tanto care al PD.

Nel 2005, una prima volta, il governo tentò di aprire il cantiere del TAV (si trattava come oggi del tunnel geognostico, deputato a diventare la discenderia dell'opera) in località Venaus, ma dopo qualche settimana fu costretto a desistere, di fronte ad una vera e propria insurrezione popolare che aveva reso il territorio praticamente ingovernabile.

Seguirono anni di trattativa condotta all'interno dell'Osservatorio presieduto dall'arch. Mario Virano, sempre rigorosamente senza nessun coinvolgimento della popolazione, che diedero la stura ad un nuovo progetto, più costoso ed impattante di quanto non fosse il precedente, che dovrebbe correre sulla parte opposta della valle. Un progetto oggi definitivo solo per quanto concerne il tunnel di base (tratta internazionale) e tratteggiato fra Torino e Susa (tratta nazionale) poiché ancora allo stato di progetto preliminare.

Senza attendere che l'intero progetto arrivasse a compimento, nello scorso mese di giugno 2011, il governo attraverso un'operazione militare che impegnò oltre 2000 uomini nel bastonare e gasare i cittadini che difendevano la terra in cui vivono, prese possesso di alcuni terreni in località Chiomonte, dove dovrebbe sorgere un cantiere deputato allo scavo di un tunnel geognostico in tutto e per tutto simile a quello a suo tempo previsto a Venaus.

Da quasi un anno il cantiere, ancora in nuce e non comprensivo della zona dove dovrebbe avvenire lo scavo, è presidiato da poliziotti e militari alla stessa stregua di un fortino di guerra e la tensione in Val di Susa continua a rimanere alta, con occasione per incidenti e scontri sulla falsariga di quelli accaduti nelle scorse settimane.

Nel frattempo sia Mario Virano (plenipotenziario in materia) sia il governo hanno iniziato a parlare sulla base di un 'progetto low cost' che comprenderebbe inizialmente il solo scavo del tunnel di base di 57 km (l'unico che abbia alle spalle un progetto definitivo), per poi attendere in un secondo tempo gli sviluppi a livello economico intercorsi nei decenni futuri.

Il costo di una ventina di miliardi di euro (che con tutta probabilità salirebbero a 60) determinato dalla costruzione dell'intera linea, è stato così più volte ridimensionato a solo qualche miliardo, inserendo nel computo solamente il tunnel che per metà pagherebbero i francesi e in parte (forse) usufruirebbe del contributo UE.

Ma davvero potrebbe avere un qualche senso logico lo scavo di un tunnel di 57 km, al costo di almeno una decina di miliardi e con impatti ambientali potenzialmente devastanti, prima che si sia deciso quale uso fare di codesta infrastruttura?

Il senso in realtà alligna nella ferma volontà di portare comunque avanti un progetto nato già morto, all'interno di un territorio che rifiuta radicalmente la costruzione dell'infrastruttura. Ed esprime un'opposizione che resterà inalterata nel corso degli anni. Virano, il governo, le banche e tutti i potentati del cemento e del tondino in realtà non sanno più che pesci prendere.

Non potrebbero proporre con una qualche credibilità una ferrovia per le merci, perché la ferrovia c'è già e una volta emersi dal tunnel, in Francia esisterà solo una linea TAV deputata al trasporto di passeggeri. Non possono proporre una linea AV passeggeri, perché il traffico degli stessi è estremamente esiguo e mai giustificherebbe un investimento di queste proporzioni.

Non possono proporre una ferrovia sulla quale transitino i treni ad alta velocità ed anche quelli merci (come è stato fatto nel resto d'Italia), perché tecnicamente la gestione di una simile impresa non è fattibile e anche sull'AV già costruita la bufala sta pian piano venendo alla luce.

Ma non vogliono assolutamente perdere i profitti miliardari ai quali hanno fatto la bocca, oltretutto per colpa di "quattro valligiani anarco insurrezionalisti e pure luddisti". Ragione per cui, costi quel che costi, si faccia il buco! Anche se questo può comportare reprimere nel sangue la protesta, e poi fra 15/20 anni si vedrà.

Nel malaugurato caso che non ci sia nulla da farci passare attraverso, si saranno magari prosciugate le falde idriche del territorio, mettendo le premesse per fare ammalare una cospicua parte della popolazione, ma si sarà comunque aperto un rubinetto, attraverso il quale i miliardi continueranno a sgorgare nei decenni a venire, come per magia.

Articolo tratto da Il Corrosivo

VAI ALLO SPECIALE "TAV IN VAL DI SUSA - IL TUNNEL DELLA DEMOCRAZIA"

La matematica non è un'opinione?



L'Italia ha circa 61 milioni di abitanti. 19 milioni sono pensionati. 61 -19 = 42. Quattro milioni sono dipendenti pubblici. 42 - 4 = 38. Sette milioni circa sono familiari a carico di pensionati e dipendenti pubblici. 38 - 7 = 31. Circa dieci milioni sono bambini, adolescenti o studenti universitari. 31 -10 = 21. Quattro milioni sono disoccupati o scoraggiati. 21 - 4 = 17. Un paio di milioni evade le tasse. 17 -2 = 15. Dei quindici milioni rimasti la maggior parte è composta da lavoratori dipendenti che non possono evadere neppure un euro. Quindici milioni di italiani, che in gran parte non vedrà mai la pensione, tengono in piedi la baracca. In media quasi un italiano su quattro. Con l'aumento (certo) della disoccupazione questa percentuale è destinata a peggiorare. Quando arriverà a uno su cinque il Paese schianterà come un mulo caricato all'inverosimile.

mercoledì 14 marzo 2012

tav che passione!

Torino-Lione colosso dai piedi d’argilla


Diffidare è una pratica sana, oltre che legittima. Almeno quando siamo di fronte a un’opera pubblica che muove enormi interessi economici. Perché non tutto ciò che si progetta è indispensabile per il fatto stesso che a proporlo è un ente pubblico che ha alle spalle la grande finanza. E’ l’esperienza della dilagante corruzione e comunque del vorace business a portarci a chiedere prima: se lo vogliono con tanta insistenza, un “buon” motivo lo avranno… Soprattutto quando il presunto interesse generale non viene sufficientemente motivato e l’opera pubblica va addirittura contro la volontà o l’interesse della gente a cui è rivolta. Dovremmo chiederci, e in primis chi sceglie per noi: vale più la salute dei cittadini o risparmiare un’ora di treno a pochi passeggeri? E ancora: valgono di più la salute dei cittadini e la tutela dell’ambiente o i grandi profitti di poche industrie, di poche banche e di quanti (pubblici e privati) riusciranno a lucrarci sopra?
Se l’Italia ha guadagnato il 69° posto per corruzione mondiale su 183 Paesi, assieme a Ghana, Macedonia e Samoa, vorrà pur dire qualcosa… Dovremmo forse sapere che l’Alta Velocità finora realizzata, in Italia ha avuto costi finali da 4 a 6 volte superiori a quelli preventivati.
In questi giorni siamo tutti distratti da temi ben più seri (la sconfitta di calcio con gli Usa, la farfallina ostentata al Festival di Sanremo da Belen); non ci interroghiamo quindi sui retroscena dell’Alta Velocità, anche perché ci lasciamo attrarre anche dalle frivolezze: lavoro che manca, benzina alle stelle, giovani a spasso, cinquantenni licenziati, sanità pubblica verso la paralisi, la povertà che conquista terreno… Poi viene spontaneo accettare che velocità e novità sono per forza concetti positivi; e ci si fida del governo, soprattutto se ad appoggiarlo sono quasi tutti i partiti. E il governo Monti dice sì all’Alta Velocità in Val di Susa. Ma così trascuriamo le voci fuori dal coro, non solo e non tanto quelle dei manifestanti che quando diventano violenti non sono più difendibili: ma anche le voci di chi quelle materie le studia e non è convinto della bontà di certi interventi. Uno di questi studiosi è Massimo Zucchetti ordinario di Impianti nucleari al Dipartimento di Energetica del Politecnico di Torino, tra i primi 360 firmatari dell’Appello a Monti assieme a don Luigi Ciotti (presidente Gruppo Abele e Libera) al giurista Giovanni Palombarini, a Niki Vendola (presidente Regione Puglia), a Marco Revelli (docente di Scienza Amministrazione, Università del Piemonte orientale), a Monica Frassoni (presidente Verdi europei), Paolo Beni (presidente nazionale Arci) Vittorio Cogliati Dezza (presidente nazionale Legambiente), Giovanni Valentini (giornalista), ai sindaci di Bari e Napoli Michele Emiliano e Luigi De Magistris.
Travolti dall’Alta Velocità
Massimo Zucchetti è ordinario di Impianti nucleari al Dipartimento di Energetica del Politecnico di Torino e già consulente tecnico al processo sull’incendio della Tyssen Krupp. Che non sia l’ultimo arrivato lo dice il suo curriculum: non tanto la laurea con 110 e lode in Ingegneria Nucleare, ma il fatto che è professore dal 1990 al Politecnico, dove insegna Sicurezza e Analisi del rischio, Protezione dalle radiazioni, Storia dell’energia nucleare. E’ consulente del Senato per il tema dell’uranio impoverito, coordinatore del programma internazionale IEA, dal 2005 collabora col MIT di Boston e ha molte altre collaborazioni accademico-istituzionali.
A proposito della TAV, con Claudio Cancelli e Giuseppe Sergi, ha scritto Travolti dall’Alta Voracità, libro nato in seno al mondo scientifico e che ricostruisce nel dettaglio l’architettura finanziaria e l’assurdità del modello TAV: progetto vivisezionato nei diversi aspetti da economisti, ingegneri, docenti di impiantistica, chimici e analisti degli appalti pubblici. Ne emerge la considerazione che il piano ha come unico motivo l’insaziabile sete di guadagno di pochissime industrie da sempre amiche di chi siede in sala regìa. Si parla di spreco faraonico di denaro pubblico per i prossimi decenni, per opere che mai potranno avere una proporzionale profittabilità economica e neanche una vera utilità pubblica.
Critici verso la TAV sono stati l’ex ministro Franco Reviglio (Un motore da fuoriserie montato su un’utilitaria) e il manager statale Mario Schimberni (Se hai una Cinquecento che non funziona, non puoi risolvere il problema comprandoti una Ferrari). E, unico tra gli ex ministri di sinistra, Claudio Burlando. Il modello fu avviato dall’ex ministro craxiano Claudio Signorile, venne perfezionato da Paolo Cirino Pomicino e garantito da Silvio Berlusconi.

Il tunnel radioattivo della TAV
ovvero svegliare il can che dorme
Il ministro dell’Ambiente Clini, da Trieste il 3 marzo ha lanciato il messaggio rassicurante: L’Alta Velocità in Val di Susa non è un problema ambientale. Ma già gli avevano risposto negativamente gli studi presentati il 6 ottobre 2011 al convegno TAV e salute nell’aula magna del Politecnico di Torino; studi che comunque sottolineavano l’esigenza di ulteriori approfondimenti tecnici prima di dare il via ai lavori. In quell’occasione il prof. Zucchetti presentò le analisi dell’ARPA Piemonte che nel 1997 rilevava in campioni di roccia di una vecchia miniera di uranio a Venaus (attigua alla futura linea TAV), radioattività naturale da Uranio 238 pari a 100 Bequerel per grammo (è di 1.000 Bequerel al grammo la dose considerata naturale). Nel tunnel che andrebbe scavato, la presenza di Uranio provoca concentrazioni di Radon che potrebbero diventare nocive per gli addetti ai lavori: per evitare pericoli di esposizione a gas ionizzanti, l’intera aria del tunnel dovrebbe venir cambiata forzatamente almeno ogni ora; ma questo farebbe aumentare di molto i costi, inoltre per sicurezza gli operai dovrebbero lavorare nel tunnel radioattivo secondo precisi turni, un po’ come abbiamo visto fare attorno alla centrale di Fukushima (benché i livelli di radioattività qui bassissimi in confronto). Senza contare, dice l’esperto, il filtraggio del Radon nell’acqua sottostante che arriva a valle, ma soprattutto lo scoperchiamento della pentola: tirar fuori dalla montagna 15 milioni di metri cubi di minerali radioattivi che ora “dormono” inoffensivi, significa portarli altrove all’aperto, innescando un nuovo pericolo. Lo studioso ha effettuato un calcolo secondo il codice di dispersione di radioattività GEN II, da cui risulta la dispersione di radioattività pari a 2.000 miliardi di Bequerel, ossia a circa 500 Curie. Non sono valori paragonabili a quelli di Chernobyl, dice il docente, ma si stima che potrebbero portare nella popolazione della Valsusa circa 2.000 tumori (mortali e non) in 50 anni, cioè una quarantina all’anno. E poi c’è l’amianto.
Ma anche i lacrimogeni sono tossici
Ma la montagna in questione, una volta “tormentata” libererà anche altri veleni. Come rileva Marco Tomalino, diabetologo e presidente della Commissione medica Comunità montana Valle di Susa e Valle Sangone (firmatario con altri 311 medici dell’area, di un documento che mette in guardia dai rischi per la salute) il progetto TAV ammette incrementi di particolato nocivo alla salute dei valligiani, che porterebbero a un aumento dal 10 al 15% delle affezioni respiratorie, specie in bambini e anziani. E a proposito degli scontri tra forze dell’ordine e NO TAV, ricorda la pericolosità per l’organismo umano del gas lacrimogeno, prodotto di sintesi di Clorobenzaldeide e Malononitrile, due prodotti altamente tossici. Un attacco coi lacrimogeni nel 1993 nella sede della comunità dei Davidiani a Mount Carmel in Texas provocò molti morti; e come sostiene uno studio dell’Esercito americano (2001) Servono altre ricerche per definire l’azione tossicologica di questi agenti antisommossa.
Paga lo Stato, anticipano le banche
Interessante poi notare le previsioni di spesa per la TAV in Val di Susa. Nel 1990 era stimata in 11 miliardi di euro. Oggi è salita a 20 miliardi di euro. Inizialmente i lavori sarebbero durati 15 anni, oggi si parla di 22. Ma chi paga? Le tasse degli italiani. Però i fondi li anticiperanno alcune banche. Lo Stato verserà a queste banche ogni anno una rata di interessi che, dal 2009 e per 30 anni, è all’incirca di 2 miliardi di euro.
Torino- Lione, 400 milioni€ annui per gestirla
Angelo Tartaglia, professore di Fisica Generale al Politecnico di Torino, snocciola numeri che di fisico hanno poco, ma sono comunque concreti. Una volta spesi 20 o chissà quanti miliardi di euro per costruirla, la ferrovia veloce Torino-Lione ci costerà 400 milioni all’anno per mantenerla.
Italia-Francia scambi a picco
in attesa del miracolo
Per andare in pareggio dovrebbe trasportare tra 11.000 e 48.000 passeggeri al giorno, ma oggi sulla stessa linea (con un biglietto molto più economico di quello della TAV) ne viaggiano soltanto 2.000 e sono pure in calo continuo. Per un equilibrio economico il flusso di merci dovrebbe essere compreso tra 76.700 e 295.900 tonnellate al giorno, mentre nel 2010 ne sono transitale giornalmente solo 7.945. Come dire che i passeggeri dovrebbero magicamente almeno quintuplicare e le merci almeno moltiplicarsi per 10. Insomma dovrebbe svilupparsi un interscambio Italia-Francia tale da far gridare tutti al miracolo!. Ma le cose stanno diversamente e lo dimostra il flusso ferroviario tra le Alpi, calato da e per la Francia da 10,2 milioni di tonnellate anno del 1999 a 2,8.
Progetti ambiziosi
Sfogliando l’elegante, ma ormai vecchia pubblicazione dell’agosto 1996 TAV Treno Alta Velocità edita dalla TAV SpA, leggo: Come assorbire la crescita della domanda di trasporto che entro il prossimo decennio rischia di raddoppiare?… Dal 1970 la domanda nazionale di mobilità delle persone è aumentata di oltre il 70% e quella di trasporto merci dell’80%.
TAV SpA è nata il 19 luglio 1991 con un capitale sociale di 100 miliardi di lire. Chi ne fa parte? Per il 40% le Ferrovie dello Stato e per il 60% banche, banche d’investimento, società finanziarie e compagnie assicuratrici. Nell’ottobre 1991 TAV SpA avviò trattative con Fiat, ENI, IRI per la realizzazione di sei tratte sulle linee Milano- Napoli e Torino-Venezia. Nel dicembre 1993 il capitale sociale di TAV SpA viene moltiplicato per 10 e diventa di 1.000 miliardi di lire. Il 2 marzo 1994 la Commissione Antitrust considera legale la collaborazione tra FS e il gruppo di società incaricate, per cui si materializza l’accordo Fiat Ferroviaria, Ansaldo Trasporti, Abb Trazione e Breda/Firema per la costruzione del treno ETR 500 che viaggia a 300 km/h, e la collaborazione tra FS, IRI, ENI, Fiat. Il 20 dicembre 1995 si approva il raddoppio del capitale sociale, da 1.000 a 2.000 miliardi di lire. Oggi il capitale sociale è di 2 miliardi 945 milioni 212 mila 218 euro, ma nel 1998 dalla compagine sono uscite le banche (Imi, Citibank, Banca Nazionale del Lavoro, Istituto Italiano di Credito Fondiario, Banco di Napoli, Cariplo, Isveimer, Crediop, Credito Italiano, Indosuez, Credit Lyonnaise, San Paolo) e il 31 dicembre 2010 la società diventa una controllata di Rete Ferroviaria Italiana (RFI), una delle aziende di Ferrovie dello Stato. A tutt’oggi la rete ad alta velocità italiana, progettata per trasportare anche merci e quindi pensata per velocità massime di 250 km/h (anziché i 300 delle linee francesi inadatte alle merci) è attiva sulle tratte: Padova- Venezia (25 km), Milano- Treviglio (23 km), Milano- Bologna (182 km), Torino- Milano (125 km), Bologna- Firenze (79 km), Roma- Napoli(205 km).
Finora i chilometri attivi delle tratte ultimate sono quindi 649.

martedì 13 marzo 2012

Il significato della vita


"Un professore terminò la lezione, poi pronunciò le parole di rito: "Ci sono domande?". Uno studente gli chiese: "Professore quale è il significato della vita?". Qualcuno tra i presenti che si apprestava ad uscire rise. Il professore guardò a lungo lo studente, chiedendo con lo sguardo se era una domanda seria. Comprese che lo era. "Le risponderò", disse. Estrasse il portafoglio dalla tasca dei pantaloni, ne tirò fuori uno specchietto rotondo, non più grande di una moneta. Poi disse: "Ero bambino durante la guerra. Un giorno, sulla strada, vidi uno specchio andato in frantumi. Ne conservai il frammento più grande. Eccolo. Cominciai a giocarci e mi lasciai incantare dalla possibilità di dirigere la luce riflessa negli angoli bui dove il sole non brillava mai:buche profonde, crepacci, ripostigli. Conservai il piccolo specchio. Diventando uomo finii per capire che non era soltanto il gioco di un bambino, ma la metafora di quello che avrei potuto fare nella vita. Anch'io sono il frammento di uno specchio che non conosco nella sua interezza. Con quello che ho, però, posso mandare luce - la verità, la comprensione, la bontà, la tenerezza - nei bui nascosti del cuore degli uomini e cambiare qualcosa in qualcuno. Forse altre persone vedranno e faranno altrettanto. In questo, per me, sta il significato della vita." ROBERTO SCANNAPIECO, ROMA